Ogni anno, a livello globale, tra 402 e 433 milioni di persone che coltivano la terra subiscono un’intossicazione acuta da pesticidi. Significa che, su circa 934 milioni di agricoltori nel mondo, quasi uno su due finisce intossicato. Lo afferma una revisione pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, firmata da un gruppo del Pesticide Action Network che ha passato in rassegna 214 studi pubblicati tra il 2006 e il 2023 e integrato i dati di mortalità dell’Organizzazione mondiale della sanità, arrivando a coprire complessivamente 139 Paes.
La ricerca ha una storia controversa. È l’aggiornamento di una revisione che gli stessi autori avevano pubblicato nel 2020, con una stima di 385 milioni di casi l’anno: quel lavoro fu ritirato dalla rivista nel 2024 dopo alcune contestazioni, tra cui quelle sollevate da CropLife, l’organizzazione che rappresenta l’industria dei pesticidi, secondo cui i numeri erano gonfiati. Gli autori hanno respinto l’accusa e ripubblicato lo studio aggiornato. La disputa riguarda la metodologia di calcolo: chi produce pesticidi sostiene che quelle cifre sovrastimino il fenomeno; i ricercatori, al contrario, ritengono che lo sottostimino.
La differenza nasce da due elementi. Il primo è la definizione del problema: nel lessico dello studio per intossicazione acuta si intende qualunque disturbo o effetto sulla salute che compaia poco dopo l'esposizione, con sintomi frequenti come mal di testa, nausea, vomito ed eruzioni cutanee. Il secondo è che in gran parte del pianeta manca un sistema affidabile per registrare gli avvelenamenti: i protocolli di sorveglianza cambiano da Stato a Stato, moltissimi casi non vengono mai diagnosticati e chi si ammala spesso non raggiunge un presidio sanitario per ragioni economiche, culturali o di semplice distanza. Ogni intossicazione che non arriva all’osservazione sanitaria rischia di restare fuori dalle statistiche.








