Non si placa la scia di odio nei confronti di Vincenzo Giurbino, il 20enne di Tronzano che, a inizio agosto, aveva denunciato la comparsa di frasi dal chiaro riferimento al suo orientamento sessuale sui muri del sottopasso della stazione. Da qualche giorno gli odiatori sono tornati e questa volta a Santhià: hanno imbrattato il lato sinistro della piramide nella piazza del mercato. A essere preso di mira è ancora una volta un giovane che aveva scelto di rendere pubblica la propria esperienza, denunciando parole offensive e discriminatorie.
La vicenda era già finita all’attenzione delle forze dell’ordine. Sulla questione c’è infatti un’inchiesta: i carabinieri della stazione di San Germano hanno raccolto la denuncia, confluita in un fascicolo aperto dalla Procura di Vercelli. Gli odiatori Ma gli odiatori non si fermano alle scritte sui muri. In vista del Vercelli Pride, in programma sabato 19 settembre, da giorni compaiono messaggi carichi d’odio anche sul profilo Facebook dell’associazione Arcigay Rainbow Vercelli-Valsesia. Commenti che, in alcuni casi, vanno ben oltre la semplice provocazione e utilizzano un linguaggio particolarmente violento e offensivo.
«Non vedo l’ora… sto già preparando le magliette e l’olio di ricino», scriveva uno degli hater il 1° settembre. E ancora: «Portate in piazza la vergogna e il disgusto, altro che l’integrazione e la cultura…», commentava un uomo. C’è anche chi fa riferimento a Roberto Vannacci e alle sue idee: «Manca poco, Generale!». E c’è chi sostiene che l’omosessualità sia una forma di pazzia, arrivando ad associare l’orientamento sessuale alla pedofilia. Parole che non sono passate inosservate e che hanno spinto l’associazione a prendere posizione. Il clima che si respira sui social, spiegano, desta preoccupazione soprattutto alla vigilia di una manifestazione, quella organizzata a Vercelli, che dovrebbe rappresentare un momento di partecipazione, confronto e rivendicazione dei diritti. Il timore è che l’insieme di questi messaggi possa contribuire a creare un clima di intimidazione nei confronti di chi organizza il Pride e di chi sceglierà di partecipare.







