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Floriana Rullo

A Tronzano, un comune di poco più di 3 mila abitanti nel Vercellese, Vincenzo Giurbino ha deciso di ribellarsi alle continue provocazioni subite in paese: «Non abbiate paura, soltanto denunciando possiamo pretendere il rispetto»

Un pennarello nero usato per scrivere insulti e offese e per disegnare simboli fallici sui muri del sottopasso della stazione e sulla facciata di un market a Tronzano, piccolo centro alle porte di Vercelli. In una comunità di poco più di tremila abitanti, dove l'anonimato non esiste, Vincenzo Giurbino - vent'anni, per tutti Alex - ha scelto di non subire in silenzio. Tra i messaggi d'odio comparsi sui muri del paese ce ne sono anche alcuni rivolti direttamente ai suoi genitori, un motivo in più che lo ha spinto a presentare una denuncia formale ai carabinieri. A raccontarlo è La Stampa.

Vincenzo ha deciso di metterci la faccia pubblicamente, condividendo un video per spiegare la sua scelta: «Ho deciso di denunciare e di metterci la faccia perché credo che chi ha subito questo debba parlare, non bisogna nascondersi né vergognarsi di essere ciò che si è». Un episodio che non è isolato. Già due anni fa lo stesso muro del supermercato, punto di ritrovo dei giovani del paese, era stato imbrattato con frasi offensive. Ma il clima pesante si riflette anche nella quotidianità: «Mi è capitato spesso, mentre percorrevo il vialetto che porta alla stazione, di ricevere insulti da ragazzi del paese — racconta —. Ho sempre fatto finta di niente, come se fosse normale. Ma normale non è». A scuola, ricorda, c'è chi è arrivato a sputargli addosso. Nel frattempo il sindaco di Tronzano, Michele Pairotto, ha assicurato che le scritte saranno rimosse al più presto.