L’INTERVISTA. Dagli inizi nel legno ai prodotti diventati icone, dalla famiglia al futuro: Luciano Bonetti racconta mezzo secolo di vita dentro Foppapedretti.
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Ci sono anni che finiscono per contenere una vita intera. Per Luciano Bonetti, imprenditore e patron di Foppapedretti, questo è uno di quelli: cinquant’anni di matrimonio, cinquant’anni trascorsi in azienda e gli ottant’anni dalla nascita di un marchio che, partendo dal legno, è entrato nelle case di generazioni di famiglie italiane.
Il racconto di un percorso personale e imprenditoriale, fatto di intuizioni, passaggi di testimone, prodotti diventati simbolo e una capacità di guardare avanti che lui considera ancora oggi indispensabile. «L’imprenditore deve avere un sogno», dice. E deve essere disposto anche a fallire, purché continui a inseguire idee giuste. Foppapedretti, dal legno ai prodotti diventati icone La storia comincia molto prima del suo ingresso in azienda. Prima i confessionali e i carri, poi i manici d’ombrello prodotti a Telgate e, nel dopoguerra, i giocattoli in legno realizzati da Ezio Foppa Pedretti e venduti anche nei mercatini di Santa Lucia.
Bonetti ricorda il suocero come «una persona fantastica» e soprattutto come un imprenditore capace di capire quando fosse arrivato il momento di affidare ad altri la guida dell’impresa. A lui, ancora giovane, consegnò progressivamente anche la gestione finanziaria dell’azienda.Poi arrivarono i prodotti per l’infanzia: lettini, seggioloni, mobili per bambini. Numeri importanti, fino a conquistare una posizione dominante nel settore. Ma proprio quando il mercato sembrava ormai consolidato, Bonetti intuì che era necessario cercare una nuova strada. L’intuizione della casa e la scommessa sulla pubblicità La svolta arriva a metà degli anni Ottanta. Foppapedretti entra nel mondo della casa con una serie di prodotti nuovi: scale, assi da stiro, stendibiancheria, indossatori e sgabelli.La difficoltà, inizialmente, non era produrli ma venderli. Gli agenti erano abituati al settore dell’infanzia e faticavano a entrare in nuovi canali commerciali. Bonetti scelse allora una strada diversa: una campagna pubblicitaria molto forte, con i prodotti presentati direttamente al pubblico e perfino i riferimenti degli agenti indicati negli annunci.Il risultato fu immediato. La domanda arrivò prima ancora che la rete commerciale fosse pronta. «Da lì incominciarono a distribuirli», ricorda. E nei tre anni successivi il fatturato, racconta, triplicò ogni anno.Tra i prodotti a cui resta più legato cita il seggiolone pieghevole, venduto in oltre un milione di esemplari, e il Gulliver, stendibiancheria pensato per essere grande quando serve e compatto quando deve essere riposto. Due esempi di quella filosofia che ha spesso accompagnato Foppapedretti: partire da un bisogno concreto e cercare una soluzione semplice. Luciano Bonetti, la famiglia e il valore del tempo Ma nell’intervista c’è molto più dell’impresa. C’è il rapporto con la moglie, con cui condivide cinquant’anni di matrimonio e una vita trascorsa spesso «casa e bottega». C’è una famiglia allargata anche al lavoro, con cognati e cognate presenti in azienda, e poi tre figlie e tre nipoti.Bonetti rivendica soprattutto una cosa: esserci stato nei momenti importanti. «Non è la quantità del tempo che dedichi a loro, ma la qualità», dice parlando delle figlie e delle nipoti.Fuori dall’azienda cerca invece spazi di normalità. Lo sport, prima tennis e nuoto e oggi soprattutto golf, le carte con gli amici e anche la solitudine. Racconta di aver sempre avuto «il piacere della noia», quello spazio vuoto che permette di stare con i propri pensieri. Il futuro tra intelligenza artificiale, viaggi e nuovi progetti È proprio il futuro, però, a occupare ancora una parte importante dei suoi pensieri. Bonetti si definisce «un viaggiatore di pensiero e fisico»: viaggia immaginando come cambieranno il mercato, la società e i consumi, ma anche progettando nuove partenze.Guarda con attenzione a internet e all’intelligenza artificiale, pur mostrando preoccupazione per la difficoltà dell’Italia e dell’Europa nel tenere il passo con trasformazioni sempre più rapide.E poi c’è un progetto che riporta tutto alle origini. Per gli 80 anni di Foppapedretti vorrebbe recuperare alcuni dei vecchi giocattoli in legno realizzati dal suocero e trasformare anche prodotti simbolo dell’azienda in una nuova linea dedicata ai bambini.Un modo per chiudere il cerchio, tornando là dove tutto era cominciato. Con il legno, con un’idea e con quella stessa voglia di immaginare qualcosa che ancora non c’è.








