Ferrara, 8 settembre 2026 – Canale Boicelli, poco lontano il cavalcavia, camion e auto già in processione. Le ferie un ricordo, chiuse nel bagagliaio con le valigie. Michele Bottoni – sulla maglietta si legge Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara – scompare nella struttura, pigia forse un bottone. Dalla turbina sembra uscire il rombo di un aereo, rompe il silenzio stagnante dello sterrato, l’acqua si scuote, una cascata punta verso l’alto. Sono più potenti dopo i lavori quelle tre pompe idauliche, in azione quando il maltempo si abbatte. Portano via acqua, salvano la zona artigianale, i campi.

Impianto idrovoro

Si chiama impianto idrovoro cittadino, è uno snodo cruciale per la sicurezza di Ferrara, per tenerla all’asciutto, seimila litri al secondo. Un miracolo tecnologico, grandi opere del consorzio, tasselli che spostano un po’ più in là lo spettro dell’alluvione del 2023, che anche qui ha picchiato. Non è la Romagna, ma le strade sono franate, allagati i campi, la zona artigianale, case e cortili a ridosso dei canali.

Sedici interventi attorno a Ferrara

Sedici interventi, cantieri attorno a Ferrara, la città una macchia gialla sulla cartina, punti rossi dove gli uomini del consorzio hanno potenziato turbine, costruito sponde, argini di sasso al posto della terra che cede nel reticolo di gallerie delle nutrie. Sono 16 i cantieri appunto, dieci milioni dei trenta ottenuti con le ordinanze 8 e 35 del commissario per la ricostruzione post-alluvione Francesco Figliuolo. Sei gli interventi di potenziamento degli impianti idrovori, dieci cantieri per il ripristino di frane sulle strade comunali, sistemati 25 chilometri di sponde.