Bologna, 22 maggio 2026 - Dopo più di un anno e mezzo da quelle terribili immagini, la notte tra il 19 e il 20 ottobre 2024 sembra essere solo un brutto ricordo in via Andrea Costa. In città, quella sera, il torrente Ravone è esondato, presentandosi con una violenza mai vista: fango e detriti hanno coperto tutto.
Ancora negli occhi di tutti le immagini dell'acqua che fuoriesce da garage e cantine dei palazzi. Infatti, camminando nel tratto all'altezza della chiesa di San Paolo Ravone, non si può non pensare ai giorni successivi all’alluvione, quando migliaia di bolognesi si sono uniti e sono scesi in strada per togliere il fango dalle strade, le case e le cantine. Per alcuni è ancora un argomento sensibile: loro hanno perso tutto e ripartire non è stato affatto semplice. Per il tunnel ci vorranno 8-10 anni e 100 milioni di euro
I commercianti: "La galleria sotto San Luca? Buon progetto, ma serve di più. Il quartiere è ripartito da solo”
È positiva però l’idea di una galleria scolmatrice da 2,5 chilometri che collega Ravone e Reno, con il passaggio sotto San Luca. Per la riuscita del progetto ci vorranno dieci anni e almeno 100 milioni di euro. L’opera ha il compito di deviare le piene del Ravone – ma anche del rio Meloncello – fino al Reno, sgravando la portata d’acqua del torrente che attraversa la città. “Se può essere la soluzione definitiva affinché non capitino episodi come quello del 2024 allora ben venga – dice Carmen Russo, con l’attività in via Guerrini -. La gente è ripartita da sola. Le istituzioni dovrebbero dare anche più ascolto alle attività e migliorare la comunicazione tra i diversi enti. Comunque, ormai siamo ripartiti e andiamo avanti”. Ancora oggi, però, la prima immagine che compare quando si cerca su google ‘via Andrea Costa’ è quella del fango post alluvione.








