Esiste un rumore che precede il disastro, ma è il silenzio che resta dopo a rivelare la verità, gli spazi svuotati, dove l'identità di una vita intera si riduce a un cumulo di oggetti sfigurati dal fango.

Nella notte tra il 20 e il 21 ottobre 2024, il torrente Ravone, un fantasma d'acqua che scorre invisibile sotto i piedi dei bolognesi, ha imposto la sua presenza, travolgendo case, sicurezze e memorie.

Giuliana Fantoni su quella tragedia ha realizzato docufilm 'Ravone', che sarà proiettato il 9 aprile all'Istituto italiano di cultura di Rio de Janeiro, un'indagine visiva sulle ferite aperte: dalle madri che hanno temuto per i propri figli ai negozianti che hanno visto il lavoro di una vita scivolare via in pochi minuti.

Attraverso una regia che privilegia il pudore e l'osservazione, il film diventa uno strumento di memoria collettiva, un ritratto ambientale in cui l'acqua non è soltanto un elemento, ma un monito severo contro un'urbanizzazione che ha smarrito il senso del limite.

Patrocinata dal Comune di Bologna e già selezionata per l'edizione 2025 di Visioni Italiane, l'opera nasce dalla sinergia tra RoziFilms, il Comitato Ravone Sicuro, l'Associazione Documentaristi Emilia Romagna con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo EmilBanca e di Consorzi Agrari d'Italia. È un racconto che va oltre la cronaca per farsi riflessione politica e umana: un appello alla cura di un territorio soffocato dal cemento e un invito a ritrovare la sobrietà necessaria per proteggere il nostro capitale naturale.