Una galleria scolmatrice lunga due chilometri e mezzo, proprio sotto San Luca. Un’opera in grado di intercettare e deviare le piene del Ravone – ma anche del rio Meloncello – fino al Reno, sgravando la portata d’acqua del torrente che attraversa la città. C’è chi affettuosamente l’ha già ribattezzato ‘il tubone’ – un po’ per sdrammatizzare, un po’ per pescare dalle poche conoscenze idrauliche in possesso –, ma resta il fatto che quella di un tunnel nelle viscere dei Colli sembra essere l’unica soluzione per risolvere il problema della rete idrica e dello "stretto" bacino del Ravone. Per scongiurare, soprattutto, l’ipotesi di nuove alluvioni, come successo nel 2023 e nel 2024. Ne sono convinti il Comune e la Regione, che ieri pomeriggio alle 17.30 durante l’ultima riunione della commissione speciale bipartisan sul tema hanno presentato l’alternativa alle ipotesi di dover agire in collina, creando vasche di laminazione dove "non c’è spazio" – con il rischio di aumentare le fragilità del terreno –, e in città, mettendo mano al tratto tombato.

La terza via, quella di una galleria appunto, era già emersa a febbraio dopo la presentazione del report del ‘Dicam’, commissionato da Comune e Regione all’Alma Mater. Ora l’idea si è fatta sostanza: ci vorranno tra gli 80 e i 100 milioni, salvo lungaggini burocratiche e aumento dei costi (come visto, ad esempio, per il Passante). E qualcosa come otto o dieci anni, forse 12. L’obiettivo, però, è essere pronti con un progetto di fattibilità – a seguito di tutte le rilevazioni propedeutiche del caso – già a ottobre, per inserire il ‘tubone’ all’interno del primo ciclo di programmazione degli interventi di prevenzione, intercettando così parte del miliardo di euro stanziato dal Governo.