Roma, 8 settembre 2026 – E se Roberto Vannacci, il generale in pensione, il leader di Futuro Nazionale, l’ex vicesegretario federale della Lega eccetera eccetera non fosse soltanto un fenomeno mediatico, come sostiene chi ne sminuisce l’urto sulla politica italiana, ma soprattutto un fenomeno sociale? La domanda sorge spontanea di fronte all’obiezione di chi afferma, come già per i 5 Stelle, che occuparsi di lui significa fargli pubblicità, ignari forse del fatto che questa rimane l’epoca della disintermediazione e che, in ogni caso, di Vannacci può sempre occuparsene qualcun altro (anche per fargli davvero pubblicità). La discussione è antica, soprattutto per gli studiosi di framing che hanno appreso la lezione di George Lakoff, autore, fra le altre cose, di Non pensare all’elefante e Pensiero politico e scienza della mente: "In politica vince chi costringe gli avversari a giocare sul proprio terreno. Vince chi mette i propri rivali nelle condizioni di mostrarsi all’elettore come una comparsa insignificante nel frame creato da chi tiene il pallino in mano. Usare bene i frame significa dettare l’agenda politica, significa costringere l’avversario a giocare sempre con regole scritte da te e significa riuscire a far discutere i tuoi rivali degli argomenti che tu in teoria padroneggi meglio di chiunque altro".
L’ascesa di Vannacci, un fenomeno sociale oltre il caso mediatico
Tra crisi di legittimità dei partiti e rabbia dei ceti medi i consensi per il generale crescono. “In politica vince chi costringe gli avversari a giocare sul proprio terreno”








