Biedermann
Ai margini dell’oscuro bosco c’era ancora la neve del secolo defunto, quando Lajos von Lazar, il bambino trasparente dagli occhi azzurri come il mare, intravide per la prima volta l’uomo che, a lungo anche dopo la sua morte, avrebbe creduto essere suo padre.
Era il giorno dell’Epifania – il bosco inghiottiva l’ultimo barlume bluastro. La camera in cui Lajos era venuto al mondo si trovava nell’ala ovest del castello, accanto alla stanza dipinta di blu dove non entrava mai nessuno.
Mentre la levatrice lavava il neonato, Sandor von Lázár era alla finestra, scrutava il sottobosco. Aveva l’impressione di aver visto qualcosa dileguarsi nella vegetazione.
Sentiva il freddo del vetro mentre il suo sguardo tastava i confini del bosco, scivolando sulle cortecce e guizzando da un albero all’altro, quando d’un tratto dentro di lui si aprì una crepa. Subito sentì scorrere nel corpo la paura che gli era da tempo familiare, il consueto panico, e ne fu inondato – Sandor batté gli occhi e la crepa si richiuse. Tirò un sospiro di sollievo. Lui non era come suo fratello, né come sua madre, provava solo una leggera inquietudine, come meravigliarsi, del resto? Sua moglie aveva appena partorito un bambino dalla pelle così trasparente da lasciar intravedere i piccoli organi.










