VENEZIA – Davide ha una bancarella di libri usati all’ombra delle mura del Vaticano. Tutti i giorni vende o regala libri perché – è convinto – “i libri dovrebbero camminare con le proprie gambe”. La sua cliente più fedele è una professoressa che i libri glieli regala, a casa sua non ha più spazio in cui tenerli. Lui è Alessandro Borghi, lei è Valeria Golino. Nel film di Gianni Amelio Nessun dolore, fuori concorso alla Mostra e dal 24 settembre in sala.
"Nessun dolore", l'immigrazione secondo Amelio tra invisibili e sensi di colpa
Per Borghi, che con Amelio aveva già girato Campo di battaglia, il regista di Lamerica e Il ladro di bambini, “è l’unico che mi fa fare tutto quello che vuole”. “Sei l’unico – si rivolge direttamente a lui incontrando la stampa – che ascolto sul set, io sono un cavallo pazzo che improvvisa mentre con te c’è la bellezza di doversi appellare al rigore. È una sfida continua a non cercare soluzioni facili, a lavorare scomodi per non sentirsi mai sicuri perché se qualcosa è semplice vuole dire che stai sbagliando. E allora sento la tua voce “Ale…” e so che arriva la cazziata. Io, che sono emotivamente disordinato, ne ho bisogno”.
Amelio con i suoi attori (ansa)
La storia prende il via da un incontro. Per le vie di Roma Davide incontra o meglio si scontra con il destino di un bambino, un piccolo migrante che non chiede soldi, non chiede cibo, vuole stare con lui. Ma non è possibile. Tempo dopo, divorato dal senso di colpa per quell’incontro mancato, inizia ad accogliere a casa sua uno stuolo di migranti, di senza dimora, ma quando diventano troppi una sera urla: “Questa è casa mia!”. Non li caccia: se ne va lui. “Per interpretare Davide, un personaggio che non mi somigliava neanche un po’, sapevo che se avessi fatto entrare nella recitazione qualcosa di me sarebbe stato un disastro, infatti appena Gianni lo vedeva mi avvisava. C’è un’attenzione e sensibilità sui temi che condividiamo il personaggio e io eppure, ci ho pensato spesso sul set, ogni volta che Davide compie una scelta non è quella che avrei fatto io”.










