L'Italia ci riprova ancora una volta, dopo le piccole (e grandi) delusioni dei film italiani in Concorso. Ma questa volta non è facile mettere all'angolo il film di Paolo Strippoli perché “L'estranea” racconta una storia allucinante, che passa dal thriller psicologico all'horror puro, senza spargimenti di sangue.Il film è ambientato in un'elegante casa barese, dove vive una famiglia bene: padre (Andrea Giannini), madre (Jasmine Trinca) e due figli (la ragazza è interpretata da Romana Maggiora Vergano). Ma il “Mulino Bianco” non c'è più, è passato di moda da tempo. Oggi in famiglia si esprimono le proprie idee sbattendo la porta, anche se all'apparenza tutto sembra scorrere in una controversa abitudine.Un giorno accade qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. Il film vive tutte le emozioni attraverso i flashback, portando in primo piano ferite rimaste nascoste per 20 anni. In un grigio giorno di pioggia, a bussare alla porta di una giovane donna arriva Anna Colonna, la madre respinta, che vuole raccontare il segreto di un patto a lungo custodito che ora torna a reclamare il suo prezzo.Ma l'Estranea cos'è? L'opposto del naturale. Vicino a Valeria (Jasmine Trinca) c'è una figura che sembra diabolica (Bruni Tedeschi), capace di indossare molte maschere. Per Jasmine Trinca (nei panni della madre) arriva una conferma: “Le madri perfette possono fare paura”. Infatti, quanto male a volte si fa, in buona fede, scambiandolo per amore?Strippoli, il suo film mi sembra anche un thriller psicologico...“Sì, ma anche una tragedia. Il film nasce da una mia paura che mi è rimasta da bambino, quella di perdere il controllo della propria vita.”Non è così! Questo è uno dei suoi film migliori, coraggioso e incisivo. Cosa le ha dato in più?“Credo che sia più centrato rispetto agli altri film, ha una storia particolare. Credo di essere riuscito a raccontare come in un nucleo familiare vengano portati avanti i giovani, lasciando l'importanza di “essere” solo ai genitori. Lei, la madre che mangia continuamente la liquirizia, il padre che vorrebbe che il figlio diventasse un campione nel calcio”.È un attacco alle famiglie borghesi e ai giovani che si riscattano da soli?“Non credo che sia un attacco, specie alle famiglie normali, come quella in cui ho vissuto a Bari da giovanissimo. Era il '99. Io non attacco la famiglia tradizionale, ma, per certi versi, il mondo intero.”