Il diavolo, probabilmente. Da Rosemary’s baby a L’avvocato del diavolo il patto col maligno al cinema fa sempre la sua bella figura. Dal bussolotto del Concorso di Venezia 83 di queste mefitiche contrattazioni, prendere o lasciare, sull’orlo tra la vita e la morte, sul limitare dell’ingorda salvezza personale e la fine altrui, è sbucato L’estranea di Paolo Strippoli. Un thriller/horror sovrannaturale, e sovrabbondante di traiettorie, dettagli e idee, che prova a spostare la confezione di genere nella splendida cornice dell’autorialità da festival.

No, perché qui mica stiamo parlando dell’artigianalità rustica di La casa o The Blair witch project, bensì di una specie di linea produttivamente e concettualmente pretenziosa tra gli horror spagnoli di Balaguerò e soci e il carisma pop alla Blumhouse. I Colonna sono i nouveaux riches della Bari di fine anni Novanta. Anna (Jasmine Trinca), matriarca severa e acidissima, è sposata con Walter (Adriano Giannini), paparino tamarro, abbronzato, camicia aperta e catenone. La coppia ha due figli belli, solari, magri e giocosi: Tobia, campioncino del calcio locale, e Alice (da grande interpretata da Romana Maggiora Vergano), più timida e introversa. Proprio durante una super festa tutti di bianco vestiti nella loro villa di 600 metri quadri con piscina, i Colonna vivono la prima ipotetica tragedia: inaspettatamente il cane Zuppa, appena preso in canile, sbrana un polpaccio ad Alice in mezzo al glamour degli invitati improvvisamente inondati di sangue.