La stagione venatoria 2026/2027 è cominciata, almeno per le giornate di preapertura previste dai calendari regionali. Da mercoledì 2 settembre i cacciatori sono tornati sul territorio in diverse regioni italiane, ma anche quest’anno l’avvio della stagione è stato accompagnato da ricorsi, ordinanze dei tribunali, richieste di sospensione e polemiche sul ruolo della caccia nella gestione della fauna.

È ormai un copione che si ripete con una certa puntualità. Le Regioni stabiliscono calendari e specie cacciabili, le associazioni venatorie difendono le proprie ragioni, quelle ambientaliste contestano le scelte e chiedono di fermare le preaperture. Nel mezzo ci sono i tribunali amministrativi, chiamati sempre più spesso a decidere, anche a stagione iniziata, che cosa possa essere effettivamente cacciato e quando.

Quest’anno le prime giornate di preapertura interessano complessivamente 14 regioni, con modalità e specie diverse da territorio a territorio. Tra le specie previste ci sono soprattutto corvidi e colombaccio, mentre quaglia e alcune specie di uccelli acquatici sono autorizzate soltanto in determinate regioni. La tortora selvatica, invece, è rimasta fuori dalle preaperture.

La conseguenza è che anche quest’anno l’apertura della caccia arriva accompagnata da una buona dose di incertezza. In alcune regioni le richieste delle associazioni ambientaliste sono state respinte, in altre i ricorsi hanno prodotto sospensioni o modifiche dei calendari. In Calabria, per esempio, il ricorso cautelare sul primo giorno di preapertura del colombaccio è stato ritirato e il provvedimento ha consentito di mantenere la giornata prevista. In Toscana il Tar ha respinto la richiesta di sospendere la preapertura relativa a storno, piccione e tortora dal collare.