Si avvicina il prossimo meeting della Federal Reserve, con una crescente incertezza su quella che sarà la decisione dei banchieri americani. Al momento – secondo i dati del CME FedWatch tool – c’è un sostanziale equilibrio, circa il 55% di possibilità che la Fed alzi i tassi di 25 punti base (ossia al 4%) ed il 45% possibilità che restino fermi sui valori attuali, ossia al 3,75%. Da un lato ci sono i dati sull’economia americana, dall’altra le incertezze geopolitiche e il nuovo incremento delle quotazioni petrolifere.
Nei giorni scorsi il prezzo del WTI è tornato a superare i 90 dollari al barile mentre il Brent è arrivato oltre i 95 dollari. Trump ha provato a frenare la corsa del greggio annunciando che il Venezuela – sotto il controllo forzato degli USA – raddoppierà la produzione nei prossimi anni, con varie compagnie petrolifere (fra cui Chevron) pronte a firmare accordi miliardari, come riportato da Bloomberg. Una notizia certamente positiva per calmierare il mercato, ma che non cambia di fondo la sostanza. Al momento il Venezuela produce 1,1-1,2 milioni di barili al giorno. Ammesso che riesca davvero a raddoppiare la sua produzione, andrebbe ad iniettare nel mercato un valore aggiuntivo pari all’1% del totale globale.









