Il successo di Isar Aerospace dimostra che in Europa innovazione e competitività sono possibili, ma anche che persistono dei limiti nell’attuale modello industriale. Il caso tedesco mostra il peso decisivo di una strategia nazionale sostenuta da capitali privati e politica industriale, mentre le divergenze con la Francia, anche in vista del summit di Parigi, si fanno sempre più marcate. L’intervista a Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale

Il lancio in orbita di Spectrum, il razzo della tedesca Isar Aerospace, segna la prima volta in cui una società spaziale privata europea sviluppa e realizza un lanciatore orbitale al di fuori dell’ecosistema dell’Agenzia spaziale europea. Un punto di svolta per lo spazio europeo o l’inizio di un’altra spinta alla frammentazione? Airpress ne ha parlato con Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale.

Due giorni fa Spectrum, il razzo di Isar Aerospace, è partito dalla Norvegia e ha raggiunto l’orbita. Si tratta della prima volta per un’azienda privata europea. Che ne pensa?

Credo che sia uno sviluppo importante, d’altronde è la prima volta che una società aerospaziale privata nasce, sviluppa e realizza un lanciatore orbitale completamente al di fuori dell’ecosistema dell’Agenzia spaziale europea. Ed è un fattore particolarmente importante e significativo, perché parliamo di una società del tutto nuova, cresciuta fuori dai canali istituzionali a cui siamo abituati quando pensiamo allo sviluppo dei lanciatori in Europa, un settore che finora ha conosciuto attori consolidati da decenni, e non start-up capaci di arrivare in orbita nel giro di pochi anni.