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Potrebbe slittare di qualche settimana l’esito delle consulenze affidate agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino coinvolti nelle indagini sulla morte di Sara Di Ielsi e Antonella Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Lo conferma all’agenzia stampa Adnkronos la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, titolare del fascicolo per duplice omicidio premeditato. “Allo stato non ci sono depositi”, puntualizza la pm, spiegando che i tempi potrebbero allungarsi rispetto al termine inizialmente fissato. “Ritengo ci saranno richieste di proroga di 30 giorni, - aggiunge - ciascuna entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza tecnica, come previsto dal codice di procedura penale”.
“Attività numerose e complesse”
Non si tratta di una battuta d’arresto delle indagini, dal momento che le attività svolte dagli specialisti tedeschi sono “numerose e complesse”, precisa Antonelli. Il Robert Koch Institute è stato incaricato il 29 giugno scorso e le operazioni sono iniziate il 7 luglio. Il 30 luglio scorso è stato effettuato un sopralluogo all’interno dell’abitazione in cui le due donne vivevano e nell’ufficio di Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara. Durante l’ispezione sono stati raccolti 131 campioni, poi inviati a Berlino per le analisi. Come si legge nel verbale di sequestro, tra i vari reperti prelevati figurano anche una borraccia, alcuni residui di pane e una bottiglia di plastica da 1 litro e mezzo. Inoltre sono stati effettuati numerosi tamponi su superfici e oggetti: scrivanie, mobili, maniglie, scarichi dei bagni, pulsantiera della lavatrice, interruttori della luce e altre suppellettili. L’obiettivo è trovare eventuali tracce della sostanza venefica che ha ucciso mamma e figlia.









