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Chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte lo scorso dicembre a Pietracatella? E ancora: quale pietanza conteneva la sostanza venefica? Sono le domande attorno a cui ruota l’inchiesta per duplice omicidio premeditato coordinata dalla Procura di Larino, in provincia di Campobasso. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, gli investigatori starebbero analizzando i resti di alcuni pasti consumati dalle vittime nei giorni precedenti al decesso. In particolare, sotto la lente degli inquirenti ci sarebbe un ciambellone con crema al pistacchio preparato dalla zia 92enne di Gianni Di Vita, Isuccia, la quale nei giorni scorsi è stata sentita dalla Squadra Mobile del capoluogo molisano a sommarie informazioni testimoniali.
Terzo interrogatorio per la prof. amica di famiglia. E spunta il “diario” segreto
Come anticipato da Dentro La Notizia, il programma condotto dal giornalista Gianluigi Nuzzi, il dolce sarebbe stato servito la sera della Vigilia di Natale, al termine di una cena a cui avrebbero partecipato una decina di persone. Nessuno dei presenti avrebbe però manifestato sintomi riconducibili a un avvelenamento o disturbo gastrointestinale. L’ipotesi è che qualcuno - l’eventuale killer - possa aver agito in modo subdolo, ovvero all’insaputa dell’anziana, avvelenando le sole due fette di torta destinate ad Antonella e Sara. “Se magari a qualcuno era noto il fatto che le vittime amassero la crema al pistacchio, mentre si sapeva che gli altri erano allergici o comunque non l’avrebbero mangiata, allora si poteva andare a colpo sicuro, mettendo la ricina nella crema”, ha osservato Nuzzi. Una suggestione?







