UniversitàRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciArezzo, 7 settembre 2026 – In concomitanza con la Giornata della Fibrosi Cistica, che si celebra martedì 8 settembre, arriva un importante risultato nel campo della ricerca biomedica dell’Università di Siena. Il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Ateneo senese partecipa a un progetto di ricerca finalizzato allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche contro le infezioni causate da Mycobacterium abscessus, un batterio altamente resistente agli antibiotici che rappresenta una delle sfide più complesse nella cura dei pazienti affetti da fibrosi cistica.

Il progetto, guidato per l’Università di Siena dalla professoressa Elena Petricci, è stato selezionato nell’ambito del Bando FFC Ricerca 2026 della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC), ottenendo un finanziamento complessivo di 210mila euro.

Lo studio affronta una delle problematiche più complesse associate alla fibrosi cistica: le infezioni causate da Mycobacterium abscessus, un batterio altamente resistente agli antibiotici e particolarmente difficile da eradicare, per il quale le opzioni terapeutiche disponibili risultano ancora limitate.

“L’obiettivo della ricerca - spiega la professoressa Elena Petricci - è quello di sviluppare una nuova strategia terapeutica basata sui coniugati fra anticorpi monoclonali e antibiotici, comunemente noti come Antibody-Antibiotic Conjugates. Questa tecnologia combina la capacità di un anticorpo di riconoscere selettivamente il batterio, con il potere che hanno gli antibiotici di eliminarlo. L’idea è quella di utilizzare l’anticorpo come una sorta di ‘cavallo di Troia’: riconoscere e raggiungere il batterio e trasportare con precisione l’antibiotico direttamente dove deve agire. Il progetto prevede l’identificazione dei bersagli presenti sulla superficie del Mycobacterium abscessus, lo sviluppo di anticorpi specifici e la valutazione di diversi antibiotici, tra cui l’azitromicina, l’apramicina e la bedaquilina. I candidati più promettenti saranno successivamente studiati attraverso modelli cellulari, sistemi derivati da persone con fibrosi cistica e modelli animali, in collaborazione con il Servizio CFaCore di FFC Ricerca».