Quella tra Stella Rossa e Partizan Belgrado è una delle partite più infuocate al mondo. Il “derby eterno”. I due stadi distano trecento metri. Le due curve si vedono (e si odiano). Da ottant’anni - entrambe le squadre sono nate nel 1945 - in Serbia si contendono tutto. Eppure, due tifoserie così rivali si sono ritrovate a omaggiare insieme Ratko Mladić, il “boia di Srebrenica", morto il 27 agosto a L’Aja, dove stava scontando una condanna all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità commessi durante la guerra in Bosnia.Prima del derby vinto 2 a 1 dalla Stella Rossa, il minuto di silenzio rispettato da entrambe le tifoserie. Con una gigantografia di Mladić apparsa nella curva dei padroni di casa, accompagnata da uno striscione - “Dritti a Potočari” - che riprende la frase del generale serbo dopo Srebrenica. A Potočari oggi c’è il memoriale dove sono seppelliti gli oltre 8 mila bosniaci musulmani vittime del genocidio. Così come accaduto durante la partita di Europa League contro il Viktoria Plzeň, non è solo una questione di ultras. Anche in quest’occasione, infatti, le pagine ufficiali del club hanno repostato la coreografia con l’emoji di un saluto militare.Tuttavia, se si guarda da vicino alla rivalità tra Stella Rossa e Partizan, questa convergenza meraviglia un po’ meno. Non solo perché entrambe le curve hanno avuto, negli anni, rapporti con ambienti nazionalisti e con le formazioni paramilitari attive durante le guerre jugoslave. Ma anche perché non sono mancate occasioni in cui Delije e Grobari si sono ritrovati dalla stessa parte. Nel febbraio 2008, durante le proteste contro gli Stati Uniti dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo, gruppi delle due tifoserie parteciparono alla mobilitazione davanti all’ambasciata americana di Belgrado. Due anni più tardi, gli ambienti ultras furono tra i protagonisti delle violenze che portarono alla cancellazione del Pride di Belgrado. E nel 2021, ancora a Belgrado, gruppi nazionalisti e tifosi si mobilitarono per impedire la rimozione del grande murale dedicato a Mladić nel quartiere di Vračar. Il calcio divide, il nazionalismo può unire. Anche quando passa dall’omaggio a un criminale di guerra.