“Generale, eterna gloria e gratitudine“. Recita così il vergognoso striscione esposto dai tifosi serbi giovedì sera nel match dei playoff di Europa League tra Viktoria Plzeň e Stella Rossa di Belgrado. Il generale in questione è Ratko Mladić, l’autore del genocidio di Srebrenica, il peggior massacro avvenuto in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Mladić è morto ieri all’Aia a 84 anni, dove stava scontando l’ergastolo per i crimini di guerra commessi durante le guerre in Jugoslavia negli anni ’90, in particolare per la pulizia etnica in Bosnia. Un boia che ora in Serbia viene celebrato: avrà funerali con onori militari e di Stato. Non solo, visto che il calcio è in prima linea per trasformare Mladić in un eroe.
In Repubblica Ceca infatti gli ultras di Belgrado, oltre allo striscione, hanno intonato molti cori in memoria di Ratko Mladić. Ma la cosa forse ancora più grave è il gesto compito dal club: sull’account ufficiale della Stella Rossa infatti è stato rilanciato lo striscione pro-Mladić, con la foto e come didascalia un’emoticon del saluto militare. Non c’è da stupirsi, visto che la tifoseria della Stella Rossa vive ancora nel mito di un altro criminale di guerra, Zeljko Raznatovic, detto Arkan e noto come la “Tigre dei Balcani“. Arkan fu il leader della frangia più estrema degli ultras della Stella Rossa. Molti di loro, insieme ad ex detenuti e criminali, si unirono poi alla sua formazione paramilitare nota appunto come “Le Tigri di Arkan“. La milizia fu responsabile delle più terribili operazioni di pulizia etnica, oltre che di massacri, stupri e saccheggi contro le popolazioni non serbe.










