Migliaia di fedeli a Viggiano per la discesa della Madonna Nera del Sacro Monte. Nell’omelia monsignor Savino richiama la Basilicata contro caporalato, criminalità e disumanizzazione
È un tipico sole di fine estate quello che batte su Viggiano, nel momento in cui la Madonna del Sacro Monte attraversa le ali di folla per raggiungere il luogo della Santa Messa. Caldo, forse più del dovuto, ma clemente nell’illuminare, come da tradizione secolare, il passaggio della Sacra Effige. Ad attenderla, la città che la custodisce ma anche persone provenienti da ogni parte della Basilicata.
Perché la Vergine Bruna è lei stessa custode di questa terra, di quella Lucania che papa Leone XIII le affidò incoronandola Patrona e Regina. Ed è la Storia stessa che abbraccia i ritmi cadenzati della processione che discende “dall’augusta reggia” del Santuario, sorto nel luogo in cui, secondo la tradizione, la devozione dei primi cristiani riuscì a salvare l’effige dall’invasione saracena. E, come avviene da secoli laddove la fede ha messo radici profonde, il culto si è fatto popolo. Devoto, commosso e fraterno nel rinnovare, di generazione in generazione, la propria preghiera.
MADONNA NERA DI VIGGIANO, LA FESTA CHE NON ESCLUDE NESSUNO








