PORCIA (PORDENONE) - Un serpentone per dire no al piano (rivisto ma sostanzialmente aderente al primo) di tagli all'Electrolux. Gli operai si sono riuniti in assemblea la mattina di lunedì 7 settembre a Porcia e al termine del confronto sindacale hanno marciato di fronte allo stabilimento simbolo della nuova grande crisi industriale che tocca il Friuli Venezia Giulia e il Nordest.

La mobilitazione "Electrolux non si spegne" e "Pordenone lavoro" sono i due slogan scanditi dai lavoratori. Alle 10 gli operai e gli impiegati dello stabilimento pordenonese sono usciti dai cancelli abbandonando le postazioni di lavoro per un’assemblea aperta. Piero Mancino (Rsu Fiom), Roberto Zaami (segretario Uilm), Gianni Piccinin (segretario Fim) hanno spiegato le ragioni di questo sciopero e di questa iniziativa pubblica che risiedono nella contrarietà al piano ritoccato dalla multinazionale svedese che ha solo diminuito gli esuberi annunciati in aprile ma non ha cambiato la propria strategia. Il piano da 1.719 esuberi è sceso a 1.454 la chiusura di Cerreto D'Esi (stabilimento nelle Marche) è stata confermata al pari del trasferimento di prodotti Roggi realizzati in Italia in altri paesi. Per sovrappiù l’azienda ha chiesto un sostanziale incremento di gettito produttivo con l’obiettivo dichiarato di arrivare ad avere l’IE che viaggiano a 140 pezzi l’ora con, per Porcia, una fase intermedia a 115. Un aumento dei carichi di lavoro giudicato dai lavoratori insostenibile. Ora si attende la convocazione del ministro Urso.