La proposta di Regolamento europeo sugli appalti pubblici e le concessioni, destinata a sostituire le direttive 23-24-25 del 2014 trae origine dalla valutazione condotta dalla stessa Commissione europea, secondo cui le attuali norme abbiano conseguito solo parzialmente gli obiettivi di semplificazione, concorrenza e procurement strategico.La moltiplicazione delle procedure non si è tradotta in una maggiore flessibilità, la partecipazione transfrontaliera è rimasta limitata e, soprattutto, il procurement dell’innovazione continua a rappresentare una quota marginale degli acquisti pubblici in un momento in cui le autorità europee cercano di rispondere alle sfide geopolitiche e industriali con tutti gli strumenti regolatori della propria cassetta degli attrezzi (in attesa di quelli economici che potranno – forse – esserci con il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale).In questo contesto si sono inseriti i rapporti Draghi e Letta e gli orientamenti politici della nuova Commissione, secondo i quali gli appalti pubblici non sono più esclusivamente uno strumento di gestione della spesa, ma una leva di politica industriale, competitività, sicurezza economica e autonomia strategica europea. L’innovazione costituisce quindi uno degli obiettivi della riforma, ma non il suo fine ultimo.La proposta – che avrebbe dovuto già essere presentata entro il secondo trimestre, ma che è slittata si dice a inizio settembre, con la fuoriuscita di una bozza di regolamento nella migliore delle tradizioni italiche per cui si fa girare il testo della norma ufficiosamente a mezzo stampa (in questo caso Politico) – si inserisce in un disegno più ampio che mira a utilizzare il potere d’acquisto delle amministrazioni per orientare il mercato, sostenere le imprese europee e rafforzare la resilienza delle filiere produttive.Indice degli argomenti
Regolamento UE appalti: cosa cambia con le nuove procedure - Agenda Digitale
La Commissione europea prepara un regolamento unico per appalti e concessioni, con procedure più flessibili e strumenti dedicati all'innovazione. Il risultato dipenderà però dalle competenze delle amministrazioni, dalla capacità di negoziare e dalla qualità del management pubblico











