L'Europa prova a trasformare gli appalti pubblici in una leva di politica industriale: non più soltanto comprare al prezzo migliore, ma usare la spesa di Comuni, Regioni e altre amministrazioni per sostenere industria europea, innovazione, sicurezza economica e filiere meno dipendenti dall'estero. È il cuore della riforma della Commissione, che introduce un quadro comune per la preferenza europea su un mercato che vale circa il 15% del Pil Ue, 2mila miliardi di euro.
Bruxelles stima risparmi per 650 milioni l'anno
La scelta resterà in gran parte nelle mani dei singoli enti committenti: nel regolamento generale il 'Buy European' sarà facoltativo e diventerà obbligatorio solo in alcuni settori strategici, dalle clean tech al cloud, all'intelligenza artificiale e ai medicinali critici. Una responsabilità rilevante per amministrazioni che devono fare i conti con risorse pubbliche scarse. Secondo l'analisi d'impatto della Commissione, i nuovi criteri non dovrebbero aumentare significativamente i costi, mentre semplificazione, maggiore concorrenza e possibilità di negoziare dovrebbero produrre risparmi. Bruxelles stima risparmi amministrativi per circa 650 milioni l'anno.
Almeno il 30% della valutazione dovrà basarsi su criteri diversi dal prezzo










