Domani la Commissione europea presenterà il nuovo Public Procurement Act. Si tratta di un regolamento, annunciato ormai da tempo, che è direttamente applicabile negli Stati membri e che è destinato a ridisegnare il quadro europeo degli appalti pubblici. Con questa iniziativa Bruxelles mira a semplificare e armonizzare le norme e le procedure nell’aggiudicazione degli appalti pubblici e a integrare in modo sistematico aspetti legati alla sostenibilità, alla resilienza, agli obiettivi sociali e alla provenienza di alcune tecnologie. Tuttavia, da una prima lettura da parte degli analisti del think tank ECCO emerge quanto sia fondamentale che il nuovo regolamento Ue trasformi la domanda pubblica in una leva per la decarbonizzazione e la competitività industriale europea.
La portata della riforma è particolarmente significativa alla luce del peso economico degli appalti pubblici, che oggi rappresentano oggi circa il 16% del PIL dell’Unione, pari a circa 2500 miliardi di euro l’anno. Come spiegano gli esperti di ECCO, si tratta di una capacità di spesa che può inviare segnali molto forti al mercato, sostenendo la diffusione di materiali, tecnologie e processi a minore impatto ambientale. Finora, tuttavia, questa leva rimane ancora largamente sottoutilizzata poiché il 55% delle gare d’appalto nell’UE continua a essere aggiudicato esclusivamente sulla base del criterio del prezzo più basso.











