Oggi il cda della Fondazione Istituto nazionale del dramma antico conferirà l'incarico ad interim di sovrintendente dopo le dimissioni, lo scorso 7 agosto, di Daniele Pitteri, a soli 16 mesi dall’insediamento. La scelta potrebbe cadere sul consigliere delegato Marina Valensise: era già accaduto nel febbraio 2024 dopo le dimissioni del sovrintendente Valeria Told. A Palazzo Greco, storica sede della Fondazione Inda, Istituto nazionale del dramma antico, il clima appare sereno, anche se né il presidente, il sindaco Francesco Italia, né il consigliere delegato Valensise hanno rilasciato dichiarazioni.L’Inda è l’unico ente teatrale in Italia a produrre spettacoli ed avere entrate consistenti stabilendo numeri da record. Una “azienda” sempre in crescita nata oltre cento anni fa. La stagione di quest’anno ha polverizzato il record dello scorso anno totalizzando 201mila 500 biglietti venduti con quattro produzioni, «Antigone», «Alcesti», «I Persiani» e una replica dell'«Iliade», più una coproduzione col Parco della Neapolis tratta dal libro delle «Metamorfosi» di Ovidio: numeri ottimi, ma anche critica entusiasta per la qualità dell’offerta.

Il sovrintendente Pitteri aveva preso il posto di Valeria Told, nominata nel marzo 2023 e dimessasi a sorpresa nel febbraio 2024. La Told a sua volta aveva preso il posto di Antonio Calbi, non riconfermato nel ruolo dopo un primo mandato. Pitteri aveva già presentato le dimissioni per due volte (poi rientrate), dal maggio scorso, e adesso sta facendo parlare i suoi legali. Il terreno di scontro sembra essere quello amministrativo, con Pitteri intenzionato a far causa per ragioni collegate allo svolgimento del suo ruolo.Occorre dunque provare a capire nella Fondazione Inda oggi qual è il ruolo del sovrintendente. Il quale, sintetizzando, «elabora sulla base degli indirizzi artistico culturali proposti dal consigliere delegato e approvati dal Cda i programmi di attività della fondazione; dirige e coordina nel rispetto dei programmi di attività approvati, l’attività di produzione artistica della Fondazione; coordina l’attività e il personale su proposta del consigliere delegato nel rispetto dei programmi approvati; esegue le delibere del consiglio d’amministrazione o del consigliere delegato; predispone i contratti previsti nel budget autorizzato dal consiglio di amministrazione; cura i rapporti coi ministeri». Sostanzialmente un’attività di esecutore nel rispetto delle approvazioni del Cda che è l'organo che stabilisce scelte artistiche ed economico-gestionali. Inoltre, il sovrintendente «partecipa senza diritto di voto alle sedute del Cda». È chiaro che a fronte di un’esperienza personale e di uno stipendio a cinque zeri, ogni neo sovrintendente punta ad incidere nell’attività della Fondazione. Ma sulla gestione artistica e amministrativa ha le mani legate, almeno con questo statuto. E di modifiche dello statuto si era parlato in passato e si torna a parlare nel dibattito pubblico.Oggi il nuovo cda (i cui componenti invece svolgono il ruolo a costo zero) si riunirà per la terza volta. È composto solo da donne, ad eccezione del presidente Italia e del presidente Amici dell’Inda, Pucci Piccione (che però non ha diritto di voto): il consigliere delegato Valensise; Monica Centanni, grecista, studiosa di teatro antico; Caterina Barone, critica teatrale, giornalista culturale, studiosa del teatro antico greco e latino; Francesca Bortoletti, storica del teatro, studiosa del teatro rinascimentale. Toccherà al cda elaborare il bando pubblico per la nomina del nuovo sovrintendente, cui seguirà la presentazione delle candidature. Individuerà poi la terna di nomi da inviare al ministro della Cultura per la scelta finale. Ma a Palazzo Greco sembra che nessuno abbia fretta.