«La scelta degli elettori va sempre rispettata, ma questo non ci impedisce di lavorare per mettere in campo tutte le contromisure e iniziative politiche necessarie per evitare che qualsiasi deriva populista e fanatica dilaghi in Europa» dice il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani. «Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile», scrive su X il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.

Sull’affermazione dell’estrema destra in Germania, e di riflesso sui valori e sulle linee fondamentali della politica europea, i leader di Forza Italia e Lega esprimono posizioni diametralmente opposte, pur essendo al vertice dello stesso governo. Quanto al partito della presidente del Consiglio, nella serata di ieri l’unico a esporsi era l’onorevole Emanuele Loperfido, secondo il quale «la maggioranza dei residenti della Sassonia-Anhalt chiede un cambio di passo».

Di sicuro non è quello che vedranno gli italiani, destinati a sorbirsi balletti come questo almeno fino alle prossime elezioni.

L’evidente inconciliabilità delle posizioni espresse da Forza Italia e Lega, e l’imbarazzato silenzio di Fratelli d’Italia, rivelano cosa c’è davvero dietro i fondali di cartapesta del governo più longevo di sempre. Anche perché quelle divergenze e quei silenzi non riguardano una questione da poco, ma la battaglia politica e culturale decisiva da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’Unione europea. Ed è anche, non per caso, il cuore dello scontro con Donald Trump e i suoi tecnoligarchi, con quel «fascismo apocalittico» che ha individuato proprio nell’Unione europea il suo nemico numero uno.