Leonardo Maria Del Vecchio, azionista di Delfin al 12,5%, al momento non si sbilancia sulle due proposte concorrenti che vedono Mps al centro del risiko bancario italiano, vale a dire l’opas promossa sul Monte da Intesa Sanpaolo e la duplice contromossa che Rocca Salimbeni sta provando a imbastire su banca Generali e Banco Bpm, nel tentativo di rendere indigesto il boccone alla Ca’ de Sass e sottrarsi così alla presa di quest’ultima.

Per la holding lussemburghese che fa capo agli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, Mps è una delle principali partecipazioni finanziarie oggi in portafoglio, ma al momento il cda di Delfin non ha ancora interpellato gli azionisti per sondare il loro gradimento sull’una o l’altra soluzione.

«Non ce l’hanno ancora domandato, ma spero che ce lo chiederanno», ha dichiarato l’imprenditore milanese a margine dei lavori del Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio.

A chi poi gli domandava se per l’Italia fosse un bene poter dare vita a un campione bancassicurativo in grado di competere con le grandi istituzioni finanziarie europee, Del Vecchio ha annuito, ricordando come fosse anche il desiderio del padre.

A patto tuttavia che il placet per un disegno di questo tipo arrivi dal «consenso dei soci» di Delfin, ritenuto evidentemente imprescindibile.