La barca dell'economia italiana resta a galla. L'Italia affronta una navigazione irta di ostacoli tra conflitti e crisi, eppure il Prodotto interno lordo regge. «Io ho l'impressione che il bello debba ancora venire», avverte il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti dalla platea del 52esimo Teha Forum di Cernobbio, «perché c'è una congiuntura particolare in arrivo, perché c'è da una parte le elezioni che ormai sono molto ravvicinate come tempistica, dall'altra c'è la manovra». Il titolare del Tesoro rivendica i risultati ma guarda all'autunno con rigore e realismo, consapevole degli «elementi di oggettiva preoccupazione, esogeni che non dipendono dalla legge di Bilancio».
Il quadro tracciato dal ministro restituisce una fotografia nitida delle incertezze internazionali. «Viviamo in un mondo complicato», ammette Giorgetti, reduce dal G20 in North Carolina, constatando che «purtroppo le crisi che si moltiplicano trovano delle risposte, diciamo così, forse non all'altezza, non adeguate». A preoccupare è «una difficoltà soprattutto di trovare, oserei dire, una sintesi a livello di quelle che sono le naturali alleanze, non soltanto politiche ma anche economiche», in particolare con gli Stati Uniti. Il caos globale è elevato, le tensioni pure, l’incertezza comanda le scelte di politica economica, così come quelle di politica monetaria. E l’Europa, lascia intendere Giorgetti, è stretta fra le superpotenze in conflitto, Usa e Cina.











