di Pietro Senaldidomenica 6 settembre 20264' di letturaPrimo giorno sui banchi nel segno dell’antisemitismo. Lezione per spiegare che Israele è il male, la Palestina è il martire e Hamas...
chi è costui? Se questa è una scuola... Agli studenti italiani non fanno più leggere Primo Levi, che in Se questo è un uomo racconta la sua esperienza di ebreo internato e sopravvissuto ad Auschwitz. Oggi per molti dei nostri professori l’Olocausto non vede il cosiddetto popolo di Dio come la vittima, bensì come il carnefice. Colpa di quello che sta succedendo a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, il giorno dello sterminio di oltre duemila cittadini israeliani a opera dei terroristi palestinesi di Hamas.E così la prossima settimana, in molti istituti pubblici, la scuola rischia di iniziare nel segno dell’indottrinamento. Tutto merito dei docenti per Gaza, un’organizzazione di professori militanti che si propone di far politica dentro e fuori dalle scuole per favorire la rottura di ogni rapporto tra l’Italia e Israele.Uno schiaffo alla Costituzione. Quando stabilisce che «l’insegnamento è libero», l’articolo 33 intende infatti mettere un argine alla trasformazione della scuola in strumento di propaganda, non dare la libertà ai professori di fare il lavaggio del cervello agli studenti.Lo scopo della rete di attivisti in cattedra, che sigla i propri documenti con la bandiera della Palestina, è cominciare l’anno scolastire di perdere tempo in atti dal forte impatto mediatico», affermano Vanessa Bigliazzi, capogruppo del Pd in consiglio comunale, e Diego Angori, segretario locale del partito della Schlein. Decisioni, quindi, «dalla dubbia - concludono - utilità concreta» e chiedono a Meoni di «inico mandando in solluchero i terroristi di Hamas e sfregiando il popolo ebraico. Ecco così proposti in rete sei suggerimenti, di crescente antisemitismo, su cosa fare per consacrare il primo giorno di scuola all’ideologia politica anziché alla matematica o all’italiano. Obiettivo: farli adottare dai consigli d’istituto.Primo: leggere in classe i versi di Mahmoud Darwish, poeta palestinese che lasciò l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) dopo la firma dei Trattati di Oslo del 1993, che prevedevano la rinuncia al terrorismo e il riconoscimento del diritto di Israele di vivere in pace. Secondo: guardare il video “Canto e canterò ancora”, di Moni Ovadia e Luigi Lo Cascio, con immagini tratte dall’archivio del Movimento Operaio provenienti da un documentario del 1981 sulla Palestina.Terzo: far volare un aquilone, in polemica con Israele, definito nel documento «entità sionista», che li ha vietati nei cieli di Gaza perché vengono utilizzati da Hamas come droni spia. Quarto: leggere la lettera con cui il professor Massimo Sabbatini invitava i suoi studenti a «non dimenticare lo sterminio di Gaza e restare umani». Un testo politicamente schierato in cui il docente accosta l’attuale governo italiano a quanto sta avvenendo nella Striscia, quasi ne fosse corresponsabile. Quinto: guardare il video “Stiamo tornando”, nel quale venticinque artisti mediorientali e nordafricani inneggiano alla resistenza palestinese. Sesto: sorbirsi il video di Alessandro Barbero “Nel 2030 ci sarà una guerra?”, giusto per iniziare l’anno con ottimismo. Il docente spiega che, a furia di parlare di un imminente conflitto, fino a darlo quasi per scontato, esso scoppierà, realizzando il tipico caso della profezia che si auto avvera. Naturalmente il lavoro viene proposto come contestazione ai piani di riarmo dell’Europa.







