Anna è stata una trafficante internazionale di cocaina. Ora è solo una reclusa nella sezione Alta Sicurezza di Rebibbia. Ha perso tutto: gli anni, la libertà, e soprattutto Veronica, la figlia adolescente che rifiuta persino di vederla dopo averla giudicata incapace di prendere atto dei suoi crimini. Anna non la pensa in questo modo. Crede che Veronica non abbia mai avuto l’opportunità di ascoltare il suo racconto, ma solo la voce degli altri, la voce di sacerdoti, magistrati. Voci pronte ad emettere giudizi. Ora vuole rivelare finalmente alla figlia le cose come stanno e coinvolge due detenute in un progetto di condivisione delle loro storie criminali e di emozioni inconfessabili. Così Monica, ex rapinatrice rabbiosa e disincantata, trova la forza di raccontare la sua storia di abusi e di vendetta, e di ammettere una gioia amara per l’arresto del figlio. Virginia, una donna romanì tenuta incatenata da bambina, racconta la sua fuga e la sua convinzione di essere diventata più forte dopo aver condiviso con le altre un dolore profondo. Tra conflitti aspri e un’intimità inaspettata, le tre donne tessono un filo autentico nella vita feroce e assurda del carcere. Un filo che forse permetterà di comunicare con chi sta fuori, o almeno con sé stesse.
L’umanità che è in ognuno di noi - L'Unione Sarda.it
AS3, un romanzo che parla di carcere, dolore, tempo sospeso






