La storia di Michele Caddeo, 40 anni, cagliaritano, detenuto nel carcere di Nuchis, a Tempio, alta sicurezza AS3. Una storia che lui stesso racconta attraverso una lunga lettera scritta a mano (fogli protocollo uniti in un patchwork molto originale), inviata al direttore de L’Unione Emanuele Dessì, in cui ricostruisce la sua vita vissuta per la gran parte dentro una cella. L’ultimo arresto nel 2023 con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga. «Ad oggi scrive», Michele Caddeo, «tra condanne definitive e richieste dei Pm, oltre agli anni già scontati di cui ho perso il conto, dovrei stare in carcere per 46 anni senza considerare i due processi ancora in sospeso sempre per droga. Ho raggiunto il diploma di terza media, mi sono iscritto al liceo artistico ma la mancanza di soldi mi ha allontanato dalla scuola. È un grande rimpianto, l’istruzione e la cultura sono fondamentali». Ricordi d’infanzia: «Ero un bravo bambino, educato, molto sognatore, con il lato oscuro leggermente accentuato. Ero un bambino già grande».

La scrittura

C’è un desiderio che gli consente di proiettare il suo sguardo al di là delle mura del penitenziario: scrivere libri. La scrittura è liberatoria, libera la mente e lo spirito. È una via di fuga legale, una formidabile terapia per delineare i possibili orizzonti di una vita nuova. La prima opera è quasi pronta, sarà presto pubblicata.La scrittura», chiarisce, «può salvare la mia vita. Vorrei diventare uno scrittore famoso. Mia cugina è a buon punto con la trascrizione del libro che si intitolerà “Historia”, dove ci sono le scelte che ho fatto, le sofferenze del carcere e soprattutto la riflessione su quanto la nascita di un figlio possa modificare la visione del tempo e le prospettive della vita». È previsto un seguito: «Ho già pensato al titolo, “Big boss, realtà, sogno, incubo”. Chi leggerà i miei libri, ne sono sicuro, riderà, piangerà e soprattutto potrà avere un’idea più chiara sulla grave situazione delle carceri ormai al collasso».