Pubblicato il: 17/06/2026 – 6:55
COSENZA Studia e aiuta gli altri detenuti a rivendicare i propri diritti, ricalcola pene che ritiene sbagliate, invoca la grazia per reclusi anziani e malati, scrive le domande alla Direzione e le istanze ai Tribunali di Sorveglianza, racconta agli avvocati il “mondo di sotto” che lui vive dal di dentro. Lo chiamano lo “scrivano di Rebibbia” ed è calabrese: detenuto da oltre 16 anni, condannato per concorso in omicidio, Fabio Falbo ha trascorso 13 anni in Alta Sicurezza ma si è sempre dichiarato innocente. In carcere si è laureato, scrive e recita: così lo racconta Gianni Alemanno, che tra una settimana esatta sarà scarcerato e ha avuto in Falbo (con cui ha scritto il recente libro “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”) uno dei compagni di cella più vicini. Non foss’altro che per la campagna informativa che ha reso l’ex ministro e sindaco di Roma una figura centrale nel dibattito relativo alle condizioni dei detenuti e al sovraffollamento delle carceri.
Il reinserimento possibile
Generando non poche polemiche nell’eterna disfida tra garantisti e giustizialisti, l’esponente oggi vicino al vannacciano Futuro Nazionale – il Generale ha annunciato che il 24 giugno si farà trovare all’uscita della casa circondariale romana – coi suoi post lunghi e meditati ha quanto meno riacceso i riflettori sulle condizioni carcerarie che solitamente finiscono nei notiziari solo dopo l’ennesimo gesto estremo di un detenuto, o in occasione di rivolte e aggressioni al personale di polizia penitenziaria.«I detenuti diventano assaggiatori di oli extravergine di oliva. Accade in Calabria con il progetto formativo e “Coltivare Speranze”, progetto di coltura e formazione negli istituti carcerari»: in 24 sosterranno l’esame finale a Laureana di Borrello dopo un protocollo d’intesa che vede l’Arsac tra i firmatari e i docenti di Agraria dell’UniRc tra i formatori; mail come questa – arrivata ieri alla nostra redazione – raccontano piccoli segnali di luce in fondo al tunnel e soprattutto mostrano come la sfida della rinascita e del reinserimento sia possibile.Ma a fronte di iniziative lodevoli a macchia di leopardo nelle carceri italiane e calabresi, le cronache purtroppo riportano notizie ben meno edificanti e aggiornano un’emergenza, quella del sovraffollamento e delle ingiuste detenzioni, che percorre carsicamente il dibattito pubblico e l’agenda politica: è per questo che la storia di Falbo merita di essere raccontata.










