E tre. Per il terzo anno di fila si parla di eutanasia alla Mostra del cinema e sarebbe fin troppo facile titolare sulla «Morte a Venezia».

L’eutanasia come tema ricorrente al Lido

Non lo faremo, ma sta di fatto che un grande evento internazionale come la rassegna della Fondazione della Biennale, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco e diretta da Alberto Barbera, che celebra un’arte vitale come il cinema continua a spingere sull’urgenza di promuovere la dolce morte.

La Mostra vetrina dell’eutanasia, tanto più se Wild horse nine, passato ieri qui al Lido, diretto da Martin McDonagh, autore già di opere come Tre manifesti a Ebbing, si aggiudicasse, non è da escludere, il Leone d’oro.

Sarebbero di certo contenti l’ex governatore Luca Zaia, Marco Cappato, l’Associazione Coscioni, la sinistra in blocco ma anche l’ala radicaleggiante di Forza Italia, tutti accomunati dal medesimo sentire sull’argomento e confortati dal fatto che l’élite del cinema mondiale nei suoi autori di grido promuove l’eutanasia senza troppe cautele.