«L’eutanasia è uno di quei temi in cui la scelta è particolarmente difficile, perché è molto sfumata. Non è una scelta fra bene e male, ma molto spesso è fra un male minore e un altro tipo di male, fra un piccolo bene e un altro tipo di pena. Io da spettatore detesto i film che vanno giù con l’accetta su questioni così fondamentali, che vogliono chiaramente stabilire dove sta il bene e dove sta il male».
L’inaugurazione della Mostra
La Grazia di Paolo Sorrentino, che apre l’82esima Mostra del cinema di Venezia, mette subito sul tavolo un tema politico molto forte. Racconta la storia di Mariano De Santis (Toni Servillo), Presidente della Repubblica uscente. Giurista esimio, napoletano, vedovo e cattolico, da quando è morta la moglie non ha quasi una vita personale, salvo gli scambi con la figlia, Dorotea (Anna Ferzetti). Con lei, ugualmente abile giurista, si confronta soprattutto su questioni di diritto, tra cui la grazia a due detenuti e la legge sull’eutanasia. Dorotea, che ha elaborato la legge assieme a una squadra, chiede a un certo punto al padre: «Di chi sono i nostri giorni?» e su quella linea si inserisce la risposta del premio Oscar: «Il personaggio del film alla figlia risponde che i giorni sono nostri, ma il problema è che tra questa risposta così scontata esiste il grande muro della vita che ti impedisce di arrivare facilmente a questo punto».











