Abusi sessuali sulla figliastra minorenne mentre gli altri componenti della famiglia costretti a vivere in un clima di terrore, costretti a chiedere il permesso per andare in bagno o per aprire i mobili di casa. È finito in carcere un 43enne accusato di maltrattamenti in figlia e violenza sessuale sulla 14enne figlia della donna: è stato il gip Alessandra romano a firmare l'ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pubblico ministero Flavia De Grazia che ha coordinato l'inchiesta condotta dai carabinieri.

Stando a quanto la ragazzina a raccontato ai militari quell'uomo in alcuni momenti, approfittando dell'assenza della moglie, aveva in più occasioni allungato le mani sulla ragazzina: la 14enne, per paura, aveva sempre evitato di raccontarlo alla madre fino a quando, a maggio scorso, la situazione si era spinta oltre e così ha trovato il coraggio di inviarle un messaggio per descrivere quello che stava vivendo. Parole molto delicate in cui le ragazzina cercava anche di non far sentire paradossalmente in colpa sua madre. Quest'ultima, però, dopo aver letto quel messaggio ha affrontato di petto il marito che ha provato a fornire giustificazioni e a sminuire la vicenda: la donna, tuttavia, da quel momento ha scelto di lasciare la casa portando con sé i tre figli. Perchè quella storiaccia, in realtà, era solo la punta dell'iceberg di un incubo collettivo. L'uomo infatti litigava frequentemente con la moglie e agli insulti e alle violenze psicologiche molto spesso seguivano anche quelle fisiche: calci, pugni, botte, a volte anche davanti ai minori. Ad alcuni familiari che nei mesi precedenti avevano notato dei lividi sul suo viso o sul suo corpo, lei aveva sempre risposto che si era fatta male sul lavoro. Un giorno, ha svelato agli investigatori, quell'uomo l'aveva messa fuori di casa con i bambini impedendole di farla entrare: in quell'occasione erano intervenuti i familiari della donna che hanno testimoniato l'accaduto. Negli atti di inchiesta il pm De Grazia ha parlato di un «un continuo regime di vessazioni ed umiliazioni» nel quale il 43enne «imponeva ai membri della famiglia regole stringenti, costringendoli a chiedergli il permesso per tutto, anche solo per aprire i mobili della casa, per sedersi» sul divano o sulle sedie. Non solo. Nei confronti dell'altro figlio che la donna aveva avuto da una precedente relazione l'uomo aveva un atteggiamento particolarmente violento: in una occasione gli disse che «lo avrebbe abbandonato in campagna o che lo avrebbe “scannato”». E quando la moglie era andata via di casa era cominciata la tempesta di messaggi minacciosi: un pomeriggio di luglio, inoltre, l'aveva per caso incrociata per strada e portandosi una mano alla gola aveva mimato la minaccia di ucciderla.