Si vede un’alba, un santo, una bandiera, un fiume umano vestito di bianco, gli occhi lucidi e le lacrime che scendono sui visi sofferenti. Si sente il calpestio dei piedi che percorrono prima l’asfalto e poi gli sterrati e il calore quando i corridori passano veloci tra i fedeli. Un quadro di fede che affascina. E poi c’è tutto ciò che è intimo. Che i corrodi fanno fatica a raccontare. E che spesso non si può svelare. Un gesto che si ripete da secoli, in onore a San Salvatore: il Gesù dei cabraresi. Questa mattina si è rinnovato il rito della corsa degli Scalzi: 900 uomini con il saio bianco hanno trasportato ancora una volta il simulacro del Santo da Cabras al villaggio di San Salvatore.

Il rito

La gioia esplode solo alla fine, alle nove. Quando l'impresa è riuscita. La corsa, come per magia, riesce a sciogliere la tensione e ad allontanare la paura di non farcela. Così raccontano i corridori una volta arrivati al villaggio, dopo aver percorso 8 chilometri a piedi nudi in segno di devozione. C'è chi ha corso per rinnovare un voto. Per molti cabraresi è un dovere, una necessità per iniziare un nuovo anno in pace con se stessi, sereni, purificati dopo la grande fatica. Tutti si abbracciano, tutti si fanno gli auguri, tutti si commuovono. Un unico cuore, un'unica fede, quella per San Salvatore che una volta all'anno riesce a riunire una comunità intera.