Sul loro volto si legge la fatica. I loro occhi ludici raccontano invece la fede, la devozione. Ma per capire il perché ancora una volta le scalze non hanno rinunciato a esserci nonostante il caldo basta chiacchierare con loro, una volta arrivate a destinazione, dopo aver percorso sette chilometri a piedi da Cabras al villaggio di San Salvatore per trasportare il simulacro di Santu Sbrabadoreddu. Qualcuna non riesce a parlare dall'emozione, e si scusa. Eleonora Ibba (foto Sara Pinna)

C'è poi chi preferisce non svelare i motivi perché sono troppo intimi. E chi invece è un fiume in piena di fede: "Per me è la prima volta, nonostante viva la festa San Salvatore da quando sono bambina grazie a mia nonna Annarella che purtroppo non c'è più - ha raccontato ieri mattina Sofia Bacchion, 16 anni, che non riesce a trattenere le lacrime - Sono qua proprio per lei. Ero certa che sarebbe stato un modo per sentirla vicino a me, e così è stato. Durante il tragitto ho sentito la sua presenza dall'inizio alla fine, è stato bellissimo". Anche per Eleonora Ibba, 13 anni, è la prima volta tra le 500 scalze: "Giovedì sera ero molto preoccupata. Vivere il rito, sentire sotto i piedi l'asfalto e poi lo sterrato è stato magico, bello. Amo le tradizioni, la storia antica del nostro paese, è stato un onore accompagnare San Salvatore". I piedi delle scalze (foto Sara Pinna)