Cabras. 29 agosto 2026 alle 00:27Cinquecento donne (molte giovanissime) rinnovano l’antico rito
Invano hanno cercato refrigerio con un ventaglio: i fazzoletti colorati che incorniciano i volti arrossati zuppi di sudore. Non poteva essere che così dopo tre ore di processione sotto il sole cocente. Eppure sono sempre rimaste composte e disposte su due file. Ieri mattina cinquecento donne scalze di Cabras hanno percorso otto chilometri a piedi tra i sentieri sterrati del Sinis per trasportare Santu Srabadoreddu dalla chiesa di Santa Maria al villaggio di San Salvatore: è l’antico rito che si compie per aprire i festeggiamenti in onore al Santo. E poco importa se le temperature erano alte già all’alba: per loro esserci è un dovere, un modo per purificarsi in vista di un nuovo anno, per dire grazie.
Il rito
Questa volta per le donne è stato ancora più faticoso. Nessuna di loro ricorda di aver vissuto una giornata così calda. I lunghi sentieri diventati bollenti le scalze li hanno percorsi ugualmente, tra canti e preghiere. Sono le 9 in punto quando, all’ingresso del villaggio, arrivano loro, stremate: ad accoglierle ci sono padri, mariti, fratelli. Non sono mancati i pellegrini, rapiti dal rito. Con il loro telefono hanno cercato di immortalare il più possibile: i piedi sporchi segnati dal tragitto, i costumi antichissimi tramandati dalle nonne, le lacrime. Poco prima di arrivare a destinazione c’è anche chi preferisce prendere per mano la compagna che ha vicino, per paura di crollare dalla fatica, dal caldo insopportabile. Solo alla fine nei loro volti si legge la gioia per avercela fatta, anche questa volta.







