Letture
La scoperta della scrittrice austriaca tra le due guerre
Mario Lavia
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Una donna. O sono quattro, le donne? Questo è il dilemma. Appunto, “Quattro volte me” è il titolo del romanzo di Maria Lazar (a cura di Albert C. Eibl, traduzione di Laura Guarino, Adelphi) rimasto in qualche cassetto per quasi cento anni e da poco venuto alla luce. Maria Lazar, nata in Austria a fine ‘800, sta venendo riscoperta proprio in questi anni. Fu una eccellente scrittrice in quella grande arena letteraria austriaca dei primi tre decenni del Novecento irrigata da due poderosi affluenti: il freudismo e la crisi morale tra le due guerre mondiali. Qui Freud c’entra parecchio nella invenzione di una personalità addirittura quadrupla: l’io narrante e le sue tre amiche, Ulla, Grete e Anette. In più, in questa sorta di diario intimo, compare l’Estranea, il mostro che sta da qualche parte nel nostro cervello e che appare e scompare come un fantasma senza che se ne riesca ad afferrare l’identità. Un fantasma che si aggira dentro di noi.








