"Non posso vivere a lungo con le persone. Mi ci vuole un po’ di solitudine”, aveva beffardamente scritto su un appunto ritrovato dalla moglie, perfettamente consapevole, al contrario, di quanto affollato fosse il suo parterre sentimentale.Albert Camus al microscopio: sotto la lente d’ingrandimento di quattro donne che ne restituiscono un ritratto intrigante e sfaccettato, profondo ed emblematico delle multiformi relazioni delle vite di tutti. Sono le “Vedove di Camus”, il romanzo di Elena Rui che Lisa Ginzburg ha candidato al Premio Strega 2026 “per la sua forza prismatica”. Un libro che davvero “si legge d’un fiato grazie al perfetto dosaggio tra il vero e la sua reinvenzione letteraria”, catturati da un incipit folgorante: un’auto – la Facel Vega Fv38, gioiello di tecnologia dell’editore francese Michel Gallimard – si schianta contro un albero e si spezza in due, in un tratto fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, in Borgogna. È il 4 gennaio del 1960. Incastrato tra due sedili, muore Camus, premio Nobel nel 1957 a soli 44 anni. Lascia nello sgomento molti e nel lutto quattro donne: la moglie pianista Francine Faure, che guida con dignitosa compostezza la processione di chi gli dice addio; l’impetuosa, gelosa attrice Catherine Sellers; la giovane pittrice di origini danesi Mette Ivers, e Maria Casarès, l’altera diva del teatro: la loro corrispondenza nell’arco di quindici anni, pubblicata nel 2021 da Bompiani con il titolo “Saremo leggeri”, è un magnifico srotolarsi in forma di parole di una storia d’amore travolgente.Camus la definiva l’Unica. Elena Rui, padovana che vive a Parigi, insegnante d’italiano e già autrice dell’apprezzato romanzo “La famiglia degli altri”, fa giustizia delle altre: senza moralismi. Distillando, tra egoismo e libertà, la passione per la vita dello scrittore. Evidenziando, con sensibilità, i sottili legami femminili, la compresenza intuita. Consultando fondi, lettere, telegrammi, articoli di giornale. Colmando i vuoti e l’assenza di testimonianze con la sua libertà da romanziera e con quell’istinto, inspiegabile e implacabile, delle scrittrici più autentiche.