Parliamo per un'ora: non basta per una storia così lunga e così piena. Chiara Francini ha scritto il suo sesto romanzo, Le querce non fanno limoni (Rizzoli), raccontando quel che è stato e quel che resta, addosso alle donne soprattutto, della grande Storia e del quotidiano.

Dagli anni Venti del secolo scorso al 1973, dalla Seconda guerra mondiale all'Italia degli Anni di Piombo. Con Chiara, però, l'esplorazione del passato ha senso perché in filigrana c’è lo sguardo delle donne sul mondo. Nel conversare con lei una parola mi resta addosso: vergogna. Si legge nel romanzo: “La vergogna si manifesta come senso di inadeguatezza, accompagnato dalla paura di essere giudicati. A differenza del senso di colpa, che riguarda ciò che si è fatto, la vergogna colpisce ciò che si è. È un giudizio profondo e personale che spinge a nascondere quel che si considera sbagliato in se stessi”.

«La vergogna è il primo mantello che ci mettono addosso, un’arma di manipolazione istituzionalizzata per controllare tutti, soprattutto le donne», dice.

È interessante che quest’intervista avvenga mentre un settimanale prestigioso come The Economist titola in copertina: “Che fortuna, sarà femmina!”. Il messaggio è: speriamo che sia femmina ed è rivoluzionario.