Genova – Ricordare i dettagli di una villa di Arenzano da Washington non è usuale: “Chiudo gli occhi e rivedo il tuo giardino, rivedo la theiera nella sua cesta e il caminetto di mattoni e i fiori del giardino e la veduta sulla strada e quella del cesso, il precipizio di fronte, gli ulivi”. Chi scrive l’11 novembre 1945 è Henry Furst, grande mediatore tra letteratura americana e italiana, rivolgendosi a Lucia Rodocanachi, mirabile ospite e interlocutrice di scrittori, cui è dedicato il premio di poesia, promosso dall’Unitre e dai comuni di Arenzano e Cogoleto. Quest’anno la giuria popolare (trenta persone di diversa età e professione) doveva scegliere tra Fiumi nefrite vortici (Marcos y Marcos, 2025) di Fabio Pusterla; Per non morir (Il Canneto Editore, 2025) di Adriano Sansa; I Tolki (Il Saggiatore, 2024) di Ida Travi, proposti dalla giuria tecnica. Fabio Pusterla, ticinese, attivo e ben noto da più di quarant’anni sulla scia della linea lombarda, sorprende in questo volume per l’accesa passionalità civile sul “tempo delle jene” dei nostri giorni, sull’incalzare di eventi rovinosi che spingono all’indignazione e che si ravvisano come incisi sul corpo che invecchia e a propria volta in rovina, anche se non mancano segni contrastivi negli affetti privati, come la poesia sull’”erba voglio” dedicata al nipotino. Per non morir di Sansa, poeta sull’eco ligure di Sbarbaro e Barile, continua il colloquio in morte con la sua sposa. I versi per lo più solo endecasillabi a basso voltaggio, che si snodano tra ricordi e rimuginamenti, in una partita di amore, perdita e possibile epifania, ma non mancano anche dirette osservazioni sugli improvvisi doni che la vita può offrire nella sua più semplice fragranza come una “carezza” di due giovani fermi in moto a un semaforo, poi spariti “a serpentina”, “lasciandoci noi lenti a immaginare| il profumo dei corpi nella sera”. Assai singolare I Tolki di Ida Travi, animatrice con Flavio Ermini a Verona della rivista “Anterem”; si tratta di una poesia epica e mitica, a cui lavora da anni, con protagonisti esseri immaginari, fuori dal tempo, che si muovono in uno spazio mitico (e della coscienza), ripetono azioni molteplici e primitive, in una affabulazione mutevole e sospesa, di cui lo scrittore più che autore ha le vesti di un mediatore che pone in scena queste voci singolari. Tre poeti anziani, con tre poesie assai diverse quanto suggestive, che hanno diviso i giurati, giacché Sansa ha vinto con 13 voti, rispetto ai 9 di Pusterla e 8 di Travi. Alla domanda perché scrive poesie il vincitore ha risposto di non averne chiarezza, ma forse la sua condizione di esule istriano ha promosso la custodia della lingua come fosse la terra, che si era perduta, uno spazio da abitare e curare in ogni modo.