Roma, 4 set. (askanews) – “Per il celiaco il cibo non è solo una scelta di consumo, ma è la terapia. Tuttavia, il celiaco troppo spesso sceglie prodotti ultraprocessati perché spinto da politiche industriali e commerciali poco lungimiranti e in questo modo, come dimostra la ricerca del Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, danneggia il proprio microbiota e mette a repentaglio la propria salute”. È l’allarme che lancia in una nota Michele Mendola, fondatore della community CeliachiaFacile e Responsabile Nazionale Comunicazione AINC ETS, commentando lo studio condotto dai ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology e rilanciato da diverse testate nazionali — che evidenzia come i cibi ultraprocessati e gli additivi industriali alterino il microbiota intestinale e anticipino, in alcuni casi addirittura di decenni, l’insorgere di patologie come diabete, infarti e tumori.

Come qualunque altro consumatore, i celiaci si rivolgono alla grande distribuzione, attratti magari da promozioni speciali e prezzi più convenienti. “Occorre sottolineare – spiega Mendola, – che i celiaci sono solo lo 0,47% della popolazione, e che la GDO può offrire uno spazio limitato a una categoria così ristretta di consumatori. Di conseguenza, la scelta di prodotti gluten free in un supermercato è piuttosto ridotta, solitamente si riduce ai generi di più ampio consumo come la pasta e, appunto, ai cibi ultraprocessati”.