Pubblicato il: 04/09/2026 – 11:45

di Giorgio Curcio

REGGIO CALABRIA Centocinquantatré anni e sei mesi di carcere. È il conto complessivo presentato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria al termine della requisitoria nel processo “Tre Croci”, uno dei procedimenti nati dalle indagini sulla gigantesca macchina del narcotraffico che aveva nel porto di Gioia Tauro uno dei suoi snodi fondamentali. Sono dodici le richieste di condanna, accompagnate da multe che raggiungono complessivamente 542mila euro. Le pene più alte – 20 anni di reclusione – sono state sollecitate nei confronti di Mario Giuseppe Italo Solano e Francesco Giovinazzo. La Procura chiede inoltre la confisca della PG Multiservizi di Giuseppe Papalia e di quanto altro sottoposto a sequestro.

La macchina della cocaina nel porto

Per capire il peso della requisitoria bisogna tornare all’ottobre del 2022. L’inchiesta della Dda aveva portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 36 persone e alla ricostruzione di una struttura che, secondo gli investigatori, era in grado di gestire l’arrivo e soprattutto l’esfiltrazione di enormi quantitativi di cocaina dal porto di Gioia Tauro. Durante le indagini erano state sequestrate oltre quattro tonnellate di droga, per un valore al dettaglio stimato allora in circa 800 milioni di euro. Un sistema che nelle carte veniva descritto come organizzato fin nei dettagli: container individuati in anticipo, informazioni sui piani di arrivo delle navi, squadre operative all’interno dello scalo, turnazioni dei portuali e comunicazioni attraverso telefoni criptati. In uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori, proprio i turni sarebbero stati adattati alla necessità di intervenire sui container nei momenti ritenuti più favorevoli. Tra gli imputati per i quali oggi arrivano le richieste della Dda ci sono diversi nomi già presenti in quel primo filone investigativo: Domenico Cutrì, Francesco Giovinazzo, Michele Silvano Mazzeo, Giuseppe Papalia, Renato Papalia, Damiano Rosarno, Pasquale Sergio e Filippo Strano, oltre a Giuseppe Vincenzo Albanese e Francesco Gullace, i cui nominativi nell’atto depositato oggi consentono anche di correggere alcuni refusi presenti nelle prime cronache del 2022.