Il femminicidio di Lorena Isceri riapre una ferita che riguarda tutte: troppe donne continuano a essere uccise quando scelgono di interrompere una relazione. Una storia che impone di parlare di libertà, prevenzione e di un sistema che ancora non riesce a proteggerle
Ancora una volta in redazione ci siamo trovati così, disarmate e disarmati davanti a un altro femminicidio. L’efferatezza, la brutalità. Parliamo di Lorena, ma ci viene il voltastomaco, ci diciamo. Perché davvero non sappiamo più da dove partire per unire i puntini.
Per parlare dei femminicidi, continui, che non hanno fine, è tanto doveroso quanto devastante. Perché davvero ci sentiamo incapaci di trovare un senso e di cercare soluzioni. Davanti alla storia di Lorena Isceri, 45 anni, il rischio è proprio questo: raccontare una cronaca feroce e poi passare oltre. Ma Lorena non può diventare soltanto il nome dell’ennesima vittima.
La sua relazione con Federico Vella era finita. Questo è uno dei punti da cui partire. Il 12 agosto lui aveva pubblicato sui social una frase che, riletta oggi, assume un significato inquietante: “Sarò tuo anche se non posso più esserlo”.
Poche parole che sembrano parlare di nostalgia, ma che contengono qualcosa di profondamente diverso quando l’amore viene confuso con l’appartenenza. Perché una persona può decidere di andarsene e può interrompere una relazione e smettere di amare. Ma nessuno perde, per questo, qualcosa che gli apparteneva.










