Pubblicato il: 04/09/2026 – 7:00
di Paola Suraci
REGGIO CALABRIA Un medico che si ammala e otto pazienti costretti, nel giro di poche ore, a trovare un altro centro e soprattutto un modo per raggiungerlo. Un guasto all’impianto di osmosi inversa che riduce le postazioni disponibili. E poi una carenza di 29 posti rene a Reggio Calabria, già riconosciuta formalmente dall’Asp, che continua a spingere i pazienti verso Melito Porto Salvo, Scilla e, in alcuni casi, oltre lo Stretto. Sono episodi diversi, ma per la Fintred Calabria raccontano una stessa fragilità: quella di una rete nefrodialitica nella quale l’emergenza rischia ormai di essere diventata la regola e nella quale il costo delle inefficienze finisce sulle spalle di chi non può permettersi di fermarsi. Perché la dialisi non è una prestazione sanitaria che può essere rinviata. È una terapia salvavita, da effettuare tre volte alla settimana. E quando un centro non riesce a garantire il servizio, il problema non dovrebbe diventare quello del paziente che deve cercarsi un’alternativa. «Un paziente dializzato non può essere chiamato ogni volta a trovare da solo un medico sostitutivo, un’automobile, un familiare disponibile, un posto in un altro centro o, addirittura, un’altra Regione», denuncia Francesco Puntillo, coordinatore regionale della Fintred Calabria. È il punto da cui parte una denuncia che non riguarda soltanto le ultime emergenze di Nicotera e Crotone, ma una questione che, secondo la Federazione, si trascina da anni.








