Da tempo Giorgia Meloni dà l’impressione di avere perso il tocco e direi anche il contatto con la realtà – da un momento preciso: la sconfitta nel referendum sulla giustizia – come è evidente anche dallo spettacolo grottesco offerto sulla legge elettorale, con cui la maggioranza si dimostra tanto spregiudicata quanto disperata, per non dire semplicemente nel panico. Sbaglierò, ma la mia impressione è che tutta la fanfara per celebrare il record del governo più longevo di sempre sia un clamoroso esempio di questa deriva.
Intendiamoci, non dico che Meloni non dovesse rivendicare il record (sebbene, a essere onesti, il merito andrebbe quanto meno diviso con Enrico Letta), ma è il tipico argomento da utilizzare in un’intervista con i grandi giornali internazionali, peraltro con lei spesso benevoli, certo non con una kermesse a Bari, non con gli opuscoli sui risultati del governo e con le campagne social. Meloni avrebbe dovuto usare un po’ di quella doppiezza che in questi anni ha affinato così bene, come testimonia da un lato proprio la benevolenza della stampa internazionale, che ne ha apprezzato la politica estera, dall’altro la totale assenza della politica estera, di Vladimir Putin e dell’Ucraina dal succitato opuscoletto sui grandi traguardi dell’esecutivo.











