«Un ristorante fine dining non è una cattedrale, deve essere un ristorante dove il piacere di mangiare bene deve venire prima di ogni cosa. Senza troppe formalità e sovrastrutture. Non credo che il fine dining sia morto, neppure moribondo. Il mondo sta cambiando e anche noi dobbiamo attrezzarci al cambiamento». Parola di Leandro Luppi, chef e proprietario di Vecchia Malcesine, il primo stellato della sponda veronese del Lago di Garda, una stella che si tiene stretta da oltre vent’anni. Gode di una vista sul lago meravigliosa, soprattutto al tramonto, grazie alla sua terrazza da tempo coperta e chiusa da ampie vetrate. Da qualche tempo ha anche una newsletter cui si sono iscritte tremilacinquecento persone, in grande maggioranza clienti, ma anche tanti curiosi.
Il 20 luglio sotto il titolo “Basta performance. Che l’ospite sia libero di fare l’ospite” ha scritto: «Ci si aggiusta la giacca. Si controlla il telefono un’ultima volta. Si decide già come ci si comporterà, cosa si dirà, come ci si siederà. Come se la cena fosse una prova da superare anziché un piacere da godersi. Dimenticatevi questa routine. Per fortuna, ormai chi viene qui con una certa frequenza lo sa: da noi ci si sente a casa. E non nel senso che non ci sia la giusta attenzione, ma ciò significa che la cura del comfort è essenziale. Vuoi venire in jeans, ci vieni. Con il cane? È benvenuto. Senza perfezionismi, insomma, soltanto con l’autentico piacere di mangiare e bere bene. Strano, no? Eppure, dovrebbe valere per tutti».








